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Una cosa inutile
a cura di Serena Rispoli & Gigi Borruso
Due commedianti palermitani, dalle radici teatrali comuni che hanno percorso strade diverse per oltre vent’anni. Serena vive a Parigi. Io a Palermo.
Ci siamo ritrovati oggi a meditare insieme sulla nostra terra di origine. Alla ricerca di storie di uomini e donne. Di donne qualsiasi, di donne speciali. Di disperazione e speranza.
Lia Burgio è una donna inventata. Ma non irreale. Ci si è presentata, raccontandoci la storia di tante altre donne, figlie, madri, mogli di uomini d’onore. Raccontandoci del silenzio, della paura, della menzogna di cui è fatta la loro vita. Della rabbia, del desiderio di verità, della rivolta nascosti in loro. E ancora della sconfitta, del disinganno.
Di mafia, dello squasso morale di questo Paese, se vogliamo, è stato detto tanto, è stato svelato tanto da bastare per mille rivolte. Come dei tanti luoghi del mondo dove si compie senza pudore il lavoro sporco che tiene in vita il sistema. Ma la nostra coscienza, sempre più leggera, troppo spesso si accontenta di commemorazioni, di contrizioni ad uso e consumo dei media, del folklorismo con cui si usa dipingere gli assassini di turno. Forse non siamo più in grado di percepire la barbarie che si nasconde dietro la retorica della Politica, della Cultura del nostro tempo.
Che faranno allora, signori, i vostri commedianti?
Sono qui a raccontarvi di una piccola donna che testimonia solo la ribellione dei perdenti. Ma, forse, solo un perdente conosce ancora la furia, la gentilezza, il coraggio che servono a immaginare un’altra vita.
Un perdente. Un perdente come è il teatro, spesso.
Un perdente, uno scarto, un piccolo intralcio dimenticato o cancellato dalla violenza. Una cosa inutile che racconta degli uomini ciò che essi così facilmente smarriscono. La gioia di stupirsi. Ancora. A dispetto di tutto. |