Stagione 2010
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ROBINSONADE
Io sono gettato fuori e separato, così è, da tutto il mondo. Io sono allontanato da ogni traccia di umanità, un solitario, un reietto della società.
Robinson Crusoe è totalmente esposto, con quanto di affascinante ma anche di violento ci sia in questa condizione. Il “mostro” che incontra è la latenza che si trova oltre le soglie della quotidianità, là dove le intensità del corpo si muovono libere, nel segreto interiore dell’uomo, fuori dalla progressione luminosa della storia. L’isola è l’altrove rispetto a dove viviamo, è il luogo oltre le soglie di ciò che abbiamo davanti agli occhi, è tutto ciò che non è qui. Sta sotto il nostro mondo, ne è il capovolgimento. Sull’isola finisce tutto quello di cui ci liberiamo. Ma l’isola è anche il luogo di un nuovo inizio: la piazza pulita da cui può rinascere ogni cosa. E allora: per un Robinson di oggi resiste ancora la speranza “nel lavoro che salva”, nel “do it yourself”? Oppure l’isola si è ingoiata i segni di una felicità pura e originaria? L’isola di Robinson è scomparsa sotto più di 1.000 buste di plastica: è la rappresentazione diretta di una violenza, apparentemente inespressa, contro cui combatte il tentativo di dare a sé un nuovo inizio. È un luogo pieno di segni della contemporaneità ma anche tremendamente vuoto, che non risponde, più duro di qualsiasi natura ostile.
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