RI festival:: La festa del paparacchio di Andrea Cosentino PDF Stampa E-mail

La festa del paparacchio
Prologo e processione (studio)

di Andrea Cosentino

 

una produzione ZTL-pro - Mara’samort ass. cult. Con il contributo di Armunia e Kilowatt Festival

Un progetto di Andrea Cosentino
In collaborazione con Gramigna ct, Hotel de la Lune, Mario Iacomini, Luca Lobefaro, Produzione povera


Di e con Andrea Cosentino, Manuela Giovagnetti, Gaspare Balsamo
Con la partecipazione di Paola Di Mitri, Massimiliano Frasca, Vincenzo Occhionero
Disegno Luci Riccardo Frezza
Collaborazione artistica Alessandra Angelucci

Una finta festa tradizionale, ovvero uno spettacolo itinerante fatto di teatro, musica, installazioni, e al contempo un gioco di ruolo che mira a coinvolgere la popolazione nella reinvenzione ludica dei propri usi e costumi, come occasione di riflessione sullo stato attuale dei rapporti tra globalizzazione dell’immaginario e identità locali. Secondo tradizione, solo uccidendo il vecchio si fa spazio al nuovo: qui si tratta di fare la festa alla festa, ovvero celebrare gioiosamente il testamento della cultura folklorica.
La prima intenzione era di inventare una festa postmoderna. Guardandomi attorno, ho visto che la festa è già da tempo postmoderna. Si trattava solo di renderlo evidente.
Quelli che presentiamo sono i primissimi passi di un progetto complesso, che vede il coinvolgimento di una serie di gruppi del teatro indipendente romano e non. Qui al castello siamo in pochi, dei tanti soggetti coinvolti, e il lavoro è appena cominciato. Ma non è questa la principale excusatio. Piuttosto un’altra, la nostra festa è pensata per un altro spazio: per l’aperto, le piazze, i piccoli paesi; ci stiamo attrezzando per incontrare persone che non sono i nostri spettatori abituali, che non condividono il nostro linguaggio e le nostre abitudini percettive. Probabilmente anche voi, non siete quelli che stiamo cercando. Con voi ci siamo già trovati per statuto.
La festa è anche l’orizzonte estatico del teatro, la sua tensione costante ma sempre tenuta a freno ad uscire dalla rappresentazione, a debordare dalla cornice e mescolarsi col mondo. Quello che c’è.

IL PROLOGO
Inizio sempre con la mia telemomò. Ci sono affezionato, credo che nella sua immediatezza, costringa lo spettatore a un triplo salto mortale percettivo. E poi trovo giusto raggiungere il qui ed ora della festa con l’altrove negato della mia televisione senza pixel. Stavolta tento qualcosa di più. Di assumere la mia cornice vuota come il solo spazio concesso per una comunicazione “profonda”. Non c’è un fuori migliore. Con le conseguenze del caso.

LA PROCESSIONE
Scherza coi fanti… La favola la assumiamo come mitologia condivisa, deposito di simboli da depredare e violentare. Come è delle feste. La favola la utilizziamo anche come equivalente metonimico per la tradizione e le sue trasformazioni. Dai fratelli Grimm a Walt Disney.

 

 
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