5 donne con lo stesso vestito PDF Stampa E-mail

Calibro2 e Giorgio Lupano presentano
dall'autore premio Oscar di "American Beauty"
"Six Feet Under" e "True Blood"

 
 
Cinque donne con lo stesso vestito
di Alan Ball
 
regia Eleonora Pippo
con: Barbara Mazzi, Elisa Pavolini, Eleonora Pippo, Silvia Giuliano, Rossana Mortara, Giorgio Lupano
 
 
Damigelle biancovestite si barricano nella camera della neosposa causa manifesto disgusto per il ricevimento in atto. Una cerimonia nuziale raccontata da un punto di vista decentrato: quello di cinque damigelle d’onore biancovestite che, riunite in una camera, disertano il ricevimento per scambiarsi confidenze, fare progetti, litigare, ridere, piangere, parlare di sesso e di amore. La Cristiana e il suo rigido fondamentalismo religioso, l’allegra Lesbica del gruppo, La Disperata dal cuore spezzato per il fallimento del suo matrimonio, la ribelle Sorella adolescente della sposa; e La Cinica, il cui animo sentimentalmente disilluso e cinico verso l’amore viene messo a dura prova dall’incontro con il Ragazzo, affascinante bad-boy e usciere del ricevimento. Il pomeriggio scorre alla scoperta di un legame comune in questa bizzarra, divertente, irriverente e commovente celebrazione dello spirito femminile.
 
Note di regia:
Si può ridere per amore? Sì.
Cinque donne con lo stesso vestito prende una posizione precisa nei confronti dell’argomento: il rapporto che le donne hanno con gli uomini (e quindi con loro stesse) espresso attraverso drammi infantili, frustrazioni, identità negate, ossessioni religiose, abbandono, crisi, affermazione della propria personalità sessuale è celebrato in commedia. Cinque damigelle d’onore, nel corso del matrimonio dell’odiata Sposa, si rifugiano nella camera da letto ai piani superiori della casa che sta ospitando il festeggiamento. Il quadro delle donne con lo stesso identico abito se rispecchia l’usanza americana del cerimoniale delle nozze, raffigurato in teatro diventa immagine densa di carica visiva e simbolica: il bianco senza tregua degli abiti, riflesso in ogni cassetto della scenografia, nel pavimento di riso soffiato che attutisce i passi e i dolori che da ognuna, abbassata la cerniera del vestito, vengono sfilati fuori, come si sfila un piede stanco dai tacchi alti. Niente psicologia però, dunque niente dramma: le protagoniste non hanno un nome ma un tratto del proprio carattere che le fa diventare una categoria: la Cristiana, la Sorella della Sposa, la Cinica, la Disperata, la Lesbica. La strada della commedia prende una via coerente ribadendo la diversità delle personalità, che con fatica riesce ad emergere dalla rigidità dell’abito omologante. Ma prima di rientrare nel mondo: la festa. La loro festa privata. Più festino studentesco che ricevimento: gin, sigarette, spinelli, smalti e rimmel adagiati fra borsette, orsacchiotti e porta bijou. Il rito della toilette, i sacrifici atavici del gineceo: truccarsi, fumare, travestirsi, ridere e malignare di tutti quelli che non sono presenti, credersi più grandi o più ingenue di quanto non si sia in realtà, piangere, sfogarsi, parlare di sé. La verità ha un solo modo per farsi ascoltare: il registro della commedia, mantenuto con vigilanza, senza smottamenti nel fango patetico del lacrimoso quotidiano. Che cosa succede se in questo cerchio di verità entra la figura maschile? Nell’ultima parte entra in scena l’altro sesso (Il Ragazzo) e la vita torna a pulsare nella sua ordinaria vitalità. Durante il dialogo/duello erotico con La Cinica fra i due non ci sono altre presenze. Ma siamo tutti lì a spiare, e mi auguro che anche al pubblico sembri di stringere in mano il fazzoletto di batista, il tulle stropicciato e il piccolo bouquet esausto delle damigelle. Eleonora Pippo
 
 
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